A metà del secondo millennio nel cuore della Cordigliera delle Ande cominciò una rivoluzione culturale che partendo dalla città di Cuzco si espanse per gran parte del sud America, abbracciando i circa 4000 Km di lunghezza oggi occupati da Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina.

Le truppe incaiche comandate da Tupaq Inca Yupanki, che prese poi il nome di Pachacutec Inca Yupanki, imposero nell’arco di 100 anni una cultura che eredita più di 3000 anni di storia attraverso i preziosi contributi delle antiche civiltà di Chavin Paracas, Mochica, Tahuanaco, Nasca, Wari, Chimù e Lambayeque. Sarà la vittoria militare sui Chancas nel 1438 a dare inizio a questa espansione e ad un’importante trasformazione nel pensiero spirituale. Cuzco si trasformerà nell’ombelico del mondo e, attraverso l’organizzazione chiamata Tahuantinsuyo, il governo delle quattro regioni, diffonderà una corrente culturale con la sua lingua Runa Simi. L’elite governante creerà un immenso stato che verrà ricordato come uno dei maggiori imperi della storia dell’umanità.

Fu grazie al culto del sole, di cui l’Inca era rappresentante sacro (chiamato anche “figlio del sole”) che si stabilì l’egemonia degli Inca. La religione della Pachamama ha resistito a quattro secoli e mezzo di evangelizzazione e non ha perso il suo valore. Nella religione della Pachamama ogni elemento della natura e l’uomo stesso usano espressioni simboliche, atteggiamenti e movimenti grazie ai quali entrano in contatto con gli esseri naturali e sovrannaturali.

Le foglie di coca

L’elemento fondamentale della comunicazione tra l’uomo e la natura erano le foglie di coca, usate come alimento, medicina e mezzo di comunicazione spirituale. Gli andini usano le foglie di coca per curare più di sessantadue problemi di salute. Le foglie di coca, tra le altre cose, contribuiscono a contrastare l’ipoglicemia (bassa concentrazione di zuccheri nel sangue), sono ricche di vitamine B1, B2, C e oligoelementi e sono fondamentali per l’adattamento fisiologico all’altitudine. In più sono un alimento importantissimo nelle Ande perché contribuiscono a far fronte ai problemi di malnutrizione. Per generazioni masticare foglie di coca è stato un comportamento ritualizzato e coronato da cerimonie che permetteva all’individuo di collocarsi all’interno di un contesto spaziale, sociale e spirituale.

Il sacerdote

L’Amauta era il sacerdote, un saggio. Oggi questo termine non si usa più.
Ai nostri giorni è il “Paqo” colui che insegna la spiritualità e la comunica alle nuove generazioni. Ci sono tre modalità per percorrere questa strada:
la prima è la trasmissione orale da maestro a discepolo
la seconda prevede la trasmissione dalla conoscenza della medicina seguendo gli insegnamenti dei curanderi che vivono nei villaggi di medicina
la terza prevede che il futuro Paqo, scelto dalla natura grazie a fenomeni come il vento, la terra e il fulmine, entri in contatto con una fratellanza spirituale chiamata “Qhapaqkuna”.


“Lasciamola riposare. Se fra tre giorni si sentirà meglio vorrà dire che è guarita, altrimenti bisognerà cercare un curandero. O forse il fulmine l’ha scelta proprio per fare di lei una curandera” disse uno degli anziani presenti. (Da “La profezia della curandera”)

“In città chiamavano Alto Misayoq coloro che, dopo essere stati colpiti da un fulmine divenivano sacerdoti guaritori. Secondo la tradizione ricevono tre scariche successive: la prima li uccideva, la seconda disintegrava il loro corpo in piccole parti e la terza lo ricomponeva nella sua forma originaria. Quando rinvenivano, si ritrovavano sempre piuttosto lontano dal luogo nel qualche erano nel momento in cui il fulmine li aveva colpiti e avevano sempre una ferita a forma di croce. Accanto a loro giaceva una pietra dalla forma bizzarra a strisce rosse: la Quqya mesa. Ogni striscia rappresentava la protezione di uno spirito della luce. Colui che veniva prescelto da 10 Apu Kuna, era considerato particolarmente potente….” (da “La profezia della curandera”)

“Kantu domandò: “Mamma vorrei che mi accompagnassi da Anselmo e che gli chiedessi di fare un offerta alla Pachamama affinchè il mio matrimonio sia felice”. Il rito della Pachamama appartiene alla religione andina. Anticamente sulle Ande esisteva una religione di tipo femminile, era la religione della Madre Natura, della Madre Cosmica. Per millenni gli andini abbracciarono le credenze e si fecero guidare dai principi di quella religione. Pachamama significa Madre Cosmica, Madre Celeste, Madre Natura, colei che comprende ogni cosa. E’ l’entità che fa in modo che gli esseri viventi facciano parte di un immenso ingranaggio cosmico, di un piano universale che comprende tutto ciò che è stato creato. Pachamama è una sorta di riconoscimento che l’uomo fa alla natura, è l’unione tra uomo e natura. …L’uomo che comunica con la natura è un uomo che conosce la verità, che comprende che vive con maggior semplicità. Lontana dai concetto, dalle disquisizioni filosofiche, dai ragionamenti, la natura è chiara, semplice e complessa allo stesso tempo. Essendo il punto di contatto con la realtà, in occasione di eventi particolarmente importanti, gli andini si rivolgono alla Pachamama per chiederle consigli.” (Da: “La profezia della Curandera”)

Organizzazione della Pachamama
Esiste un organizzazione all’interno della religione della Pachamama. I “Qhapaqkuna” erano detentori delle sacre conoscenze. Costituivano un gruppo esoterico, una fratellanza spirituale molto nascosta, che operava in segreto. I santuari erano disseminati lungo le Ande, principalmente sul lago Titicaca, sulle montagne del Illimani, del Illampu e anche sulle montagne dell’Ausangate.
Tutte le persone che formavano questo gruppo avevano seguito un percorso che si chiamava il “Qhapaqñan”, il cammino degli immortali, degli illuminati, il sentiero dei 33 scalini di luce. Gli insegnamenti dei Qhapaqkuna, secondo la tradizione, venivano trasmessi per via orale e solo nei periodi di crisi spirituale poteva essere usata la parola scritta per la trasmissione delle conoscenze. Gli insegnamenti erano mantenuti segreti e venivano trasmessi soltanto a coloro che si rendevano meritevoli di queste conoscenze.

Colui che cominciava a camminare sul sentiero sacro (Qhapaqñan) si chiamava Kausaypuriq. Colui che seguiva questo sentiero era cosciente di seguire un cammino verso la spiritualità e in questo percorso doveva giungere al di là dei limiti umani e darsi completamente per poter utilizzare la sua energia e viaggiare nel tempo e nello spazio. I praticanti, Wamaqkuna, erano obbligati a passare lunghi periodi di solitudine tra riflessione, insegnamenti, deprivazioni e sforzi fisici, che li costringevano a superare i limiti umani. Veniva insegnato loro a temprare lo spirito e il carattere e dovevano comprendere che il mondo ha due facce e che al di là del mondo materiale, del mondo fisico, esiste un mondo molto più grande, più ampio al quale arrivano solo i pochi che riescono a superare tutti gli ostacoli e le difficoltà.
Questa conoscenza spirituale, scomparsa agli occhi dei profani, continua a vivere nel segreto delle ande. Qui vivono i guardiani della conoscenza e del sapere che compaiono quando una persona giunge ad un determinato livello di conoscenza: “quando il discepolo è pronto il maestro arriva”.
Le persone che facevano parte del Qhapaqkuna si trovavano in differenti circoli: c’erano fratelli dei circoli esterni, come anche dei circoli interni. I Qhapaqkuna formavano, nei circoli esterni, l’elite andina, ciò che noi conosciamo come “inca”. Inca significa colui che porta la luce. Si considerava che gli Inca fossero i portatori della luce e per questo il loro compito di civilizzare, migliorare la società, grazie all’impatto di questi insegnamenti spirituali, trasformò, nel lasso di 100 anni, un popolo piccolo nell’impero più esteso d’america, il Tawantinsuyo.
La collaborazione tra uomini e donne nei circoli esterni giocò un ruolo fondamentale.Tale collaborazione si ottenne attraverso due istituzioni dove si insegnavano parte di queste conoscenze:
Yachaywasi, o la casa del sapere, per gli uomini
Akllawasi, o la casa della conoscenza, per le donne.
In queste due istituzioni, dove si impartiva la scienza, la cultura e la tecnologia di alto livello, si formarono i futuri dirigenti.
All’interno della fratellanza spirituale dei Qhapaqkuna, nel circolo esterno esisteva un gruppo di persone che si dedicava alla via del Kallpay, cioè la via del dominio dell’energia interna che esiste in ogni essere umano: i famosi Amaru Runakuna, gli uomini e le donne serpente. Questi personaggi dovevano superare diverse prove in cui dimostrare che avevano vinto la paura come l’ira, acquisito capacità di osservazione, che avevano osato, rischiato e che erano inoltre capaci di fare esercizi estenuanti. Nei circoli interni, lontano dal mondo materiale, nella profondità della terra o nelle grotte sulle alte vette andine, dove la preghiera si mescolava al silenzio e alla meditazione, risiedevano i famosi Qhapaqkuna (illuminati), coloro che, giunti al termine del Qhapaqnan potevano viaggiare nel tempo e nello spazio, che tutto potevano e che influivano nella mente e nella spiritualità delle persone. Lontano dal rumore mondano, erano attori e spettatori della nascita e della crescita di comunità, di popoli che giungevano allo splendore, invecchiavano e si distruggevano, e portavano parte della luce della conoscenza ai popoli che cominciavano a nascere.
Il Qhapakriy è il percorso del Qhapaq (illuminato), ma è anche un periodo storico ciclico di alta spiritualità.

I pilastri della spiritualità andina sono costituiti fondamentalmente da tre principi:
-il principio di amore verso se stessi e verso tutti gli esseri viventi
-la ricerca della verità e quindi della conoscenza, che era l’elemento fondamentale che permetteva la creazione e la trasformazione
-e infine il rispetto per tutti gli esseri viventi della terra.
Gli insegnamenti fondamentali erano il Khuyay, l’amore e la compassione, il Muchay, il rispetto e il riconoscimento, il Cheqay, la verità, la certezza e la sapienza, e il Yachay, la conoscenza e la sapienza.

I miti

Una storia che si tramanda, da antenati ai nipoti, è quella di Wiraqocha che a volta sembra un Dio, a volte una guida spirituale. Quando si cerca di capire la storia di Wiraqocha ci si trova ad avere difficoltà a comprendere ciò che volevano dire coloro che la raccontavano. Il mito è una forma di comunicazione fantastica. In un racconto mitico si cerca di trasmettere informazioni su qualcosa che è accaduto, si cerca di tramandare il passato fino ai tempi presenti. Un mito cela qualcosa e sembra apparentemente illogico, ma è stato fatto col proposito di stimolare queste domande: come, quando, come perché? Le risposte a queste domande contribuiranno a rischiarare, con nuove luci, la storia di un popolo.
Il primo mito di Wiraqocha, quello che lo fa apparire come un Dio, ci parla di un periodo di buio dove gli esseri umani creati vivevano e condividevano lo spazio con il popolo dei Giganti.
Questi ultimi capivano il linguaggio degli animali e avevano altri poteri che adesso l’uomo moderno non ha. Per un periodo lungo il popolo degli uomini è vissuto con il popolo dei giganti. Con il passare del tempo i giganti scomparvero e rimasero gli esseri umani.
Questi onoravano Wiraqocha, vivevano in pace tra loro, si aiutavano a vicenda e cercavano di essere in armonia con tutti. Si moltiplicavano velocemente e un giorno cominciò a mancare il cibo e tutti gli elementi che davano il benessere. Mano a mano che le necessità aumentavano, le regole non furono più rispettate, fino a quando tutti i comandamenti dati da Wiraqocha furono infranti.
A questo punto il Dio, offeso, decise di punire questi umani e di farli scomparire dalla faccia della terra: così si verificò un diluvio chiamato nei nostri racconti l’UNOPACHACUTI.
Riuscirono a scappare, a questa distruzione, alcune coppie di umani che erano riusciti a capire quello che gli animali già conoscevano del pensiero del Dio Wiraqocha.
Questo appariva molto chiaro nella luce lampeggiante delle stelle della notte! Ancora si tramanda quella storia tra i contadini e i pastori indiani che dice così:
“Un mese prima del diluvio, il lama, gli animali preferiti dai pastori, mostrarono tutta la loro tristezza rifiutando il cibo e osservando attentamente le stelle, di notte. Il loro pastore, sentendo che qualcosa li turbava, chiese loro il perché. Essi risposero che la congiunzione delle stelle indicava che la terra sarebbe stata sommersa dall’acqua. Dopo questa affermazione il pastore domando il parere alla sua famiglia, e tutti si trovarono d’accordo di raccogliere la maggior quantità di cibo, di caricarlo sui lama e di recarsi sulla vetta di una montagna altissima, chiamata Ancasmharca. Quando questo pastore e i suoi familiari arrivarono alla vetta, trovarono lì altri animali come il condor, la volpe, il puma, il cervo, l’orso e altri animali che aspettavano l’inizio del diluvio. Infatti questo non si fece aspettare perché le acque del cielo si rovesciarono sulla terra ricoprendo in breve tempo quasi tutta la superficie terrestre, ad eccezione di questa montagna, perché questa si alzava con l’aumentare del livello dell’acqua. Quando la pioggia cessò e le acque si abbassarono, la montagna ritornò alla sua dimensione iniziale. Così i pochi sopravvissuti poterono di nuovo popolare la terra e promisero a Wiraqocha di rispettare sempre le sue leggi.
Di questo mito vi sono altre varianti che eviterò di raccontare per non essere prolisso.
Per quanto riguarda il mito di Wiraqocha come semidio si localizza il suo percorso nel lago Titicaca che si trova ad una altitudine di 4000 m (al confine tra Perù e Bolivia), ed è considerato il lago navigabile più alto del mondo. Dopo il diluvio Wiraqocha partì da un’isola chiamata Titicaca, con due semidei allievi, e cominciò a ricostruire tutto ciò che era stato distrutto. Riunirono i sopravvissuti nascosti in grotte oppure rifugiati sulle cime delle montagne. Questi maestri con le loro parole fecero capire che la distruzione accaduta era stata dovuta alla disobbedienza alle leggi divine. Dopo aver impartito insegnamenti spirituali, terminato il loro compito, si diressero verso l’Oceano Pacifico. Si allontanarono dalla terra camminando sulle acque del mare, dirigendosi verso il nord. Questo mito nasconde un insegnamento collegato con l’Era dei Pesci che, secondo il nostro popolo è considerata l’Era del Buio. Secondo la nostra cronologia il suo pellegrinaggio risale al 1500. Wiraqocha , prima di partire, promise di ritornare dopo 500 anni. Avvisò inoltre che prima del suo ritorno sarebbero giunti alcuni che si sarebbero spacciati per Wiraqocha. Dopo 50 anni arrivarono gli spagnoli che si fecero chiamare Wiraqocha senza esserlo. Gli indiani aspettano ancora il ritorno di Wiraqocha e sappiamo che lui ha fatto il suo ritorno nell’anno 1996, periodo in cui c’è stata la fine dell’era dei pesci e l’inizio dell’era dell’acquario. Così appare nel linguaggio del cielo in cui le stelle indicano che è iniziato il periodo di luce perché adesso Wiraqocha seguirà un cammino diretto verso un’altra direzione, partendo dal Nord-Est verso il Sud-Ovest. Questo passaggio deve avverarsi nel periodo di tempo che va dal 1996 al 2013.
Esiste ancora un terzo racconto di questo mito che fa apparire Wiraqocha come un mendicante: “Wiraqocha giunse ad un villaggio dove tutti avevano da mangiare, bere e vestirsi in abbondanza. Gli abitanti del villaggio erano in una grande festa e lui chiese un po’ di cibo per placare la fame, ma nessuno lo volle aiutare. Rimase per molte ore ad aspettare finché una donna lavoratrice ebbe pietà di lui e gli diede acqua e cibo. Wiraqocha avvertì questa donna di uscire dal villaggio, perché lui lo avrebbe distrutto con il fuoco…. Questo 3° mito è collegato con il XX secolo, il mondo di adesso. Questo Wiraqocha mendicante rappresenta i paesi affamati, che chiedono ai paesi ricchi di aiutarli a placare la loro fame, in caso contrario avverrà una distruzione… Questi miti ci svelano tre insegnamenti:
1 – L’amore – l’ospitalità sacra che l’uomo deve offrire ai suoi fratelli
2 – Esiste una verità che si trova negli occhi di quelli che vogliono vedere. I ciechi che non vogliono vedere questa luce non vedranno questa verità.
3 – La natura deve essere rispettata nelle sue leggi,oppure si corre il rischio di essere distrutti.