Cultura andina (versione in Spagnolo)

La cultura andina nacque intorno al lago Titicaca (il lago navigabile più alto al mondo, 4000 m. s.l.m.) e si espanse poi in una vasta area del Sud America, raggiungendo il suo massimo splendore nel periodo del Tawantinsuyo.

La cultura andina ha una visione del mondo diversa da quella di altre culture, e opposta a quella occidentale.

Nella cultura andina il punto di riferimento astronomico non è la stella polare ma la Croce del Sud. Usando ragionamento, analogie e immaginazione gli antichi peruviani svilupparono una matematica sacra per spiegare la natura (Pachamama) e giunsero alla conclusione che il primo essere umano apparso sulla terra era una donna. La divinità principale nella religione andina è la Pachamama, la dea natura.

Gli andini svilupparono il pensiero collettivo, dove il noi è più importante dell’io. Questa cultura è infatti una cultura femminile, al contrario di quella occidentale che è maschile e quindi individualista.
La cultura andina si sviluppò in più di 10.000 anni, durante i quali gli antichi peruviani svilupparono scienza, tecnologia e arte improntate alla difesa della vita e della pace.

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Scena di banchetto raffigurata su una ceramica mochica

tratta dal libro Uomini e Dei del Perù di Francesco Birardi

Architettura

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Scienza e tecnologia andine avevano lo scopo di garantire la vita, il benessere e il confort dei cittadini. Al loro arrivo gli spagnoli trovarono un’architettura molto avanzata: costruzioni imponenti di pietre attentamente lavorate, di varie forme e dimensioni e spesso pesanti 10-20 tonnellate.
Vi era inoltre un’ampia rete stradale che collegava tutto il territorio, e un efficiente sistema igienico sanitario e per la fornitura dell’acqua in tutte le città (Toledo, la città più importante della Spagna aveva a quell’epoca 50.000 abitanti, mentre Cuzco, allora capitale del Perù ne contava 200.000). Vi era inoltre un sistema di immagazzinamento di scorte di vestiario e cibo che potevano essere usate in caso di siccità, epidemia o guerre.
L’urbanistica andina non aveva nulla da invidiare alle conoscenze moderne. Machupichu ne è l’esempio, opera maestra di ingegneria civile, architettura e urbanistica, costruita secondo criteri ecologici che erano ai tempi tenuti sempre in considerazione. Le strade, i templi e le città erano costruite secondo criteri demografici che garantivano confort, sicurezza e salute dei cittadini.

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Agricoltura

L’agricoltura era biologica e biodinamica (teneva in considerazione l’equilibrio tra materia ed energia).
Gli andini costruirono ampi terrazzamenti garantendo la corretta ossigenazione delle piante e l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua. Conoscevano i principi di genetica e di biologia e usavano queste loro conoscenze per lo sviluppo dell’agricoltura.
Il 60% dei prodotti vegetali adesso presenti nel mondo sono frutto della tecnologia andina. La patata, per esempio, una pianta tossica per l’alta quantità di solanina, fu trasformata in un tubero commestibile del quale crearono più di 2.500 varietà: un vero banco di sementi!
Furono in grado di addomesticare animali e garantirono la conservazione della specie con criteri ecologici, assicurandosi il rifornimento di carne, lana, cuoio e tessuti necessari per l’abbigliamento, ai tempi fatto di lana di camelidi peruviani (lama, alpaca, guanaco, vigogna), piume di uccello e pelo di roditori.

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Arti

La cultura andina per sviluppare l’anima dell’uomo promuoveva anche arti come la pittura, la scultura monumentale, la ceramica, ricca di disegni geometrici dai quali si intuisce l’esistenza di una geometria sacra.

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Musica, canto e danza erano elementi di espressione popolare e occasione di festa e di preghiera. I numerosi strumenti musicali costruiti con argilla, canna, conchiglie, ossa, pelli, metalli come oro e rame, testimoniano lo sviluppo della musica e la conoscenza della fisica (acustica, stereofonia, ritmica, ecc.). La danza era strumento di espressione corporea, ed era evidente l’importanza della musica e del canto per il relax e l’equilibrio mentale e la purificazione.

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La bellezza dei tessuti peruviani, i loro colori e i simboli, testimoniano un’arte tessile molto avanzata, di cui molti esempi, con più di 500 anni di storia, sono visibili in molti musei di tutto il mondo. I coloranti erano estratti da piante e animali e in minima parte da minerali, e si sono dimostrati resistenti al tempo.

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Oro, argento e rame erano i metalli più utilizzati, e tutti conoscono “l’oro degli Incas”, la piccola parte di famosi gioielli, esposti in alcuni musei, sfuggiti all’avidità degli spagnoli.

Cerimonie – Il Matrimonio

Fulcro di questo sistema di convivenza è un cerchio di tessuto, cui sono annodate 360 cordicelle, che viene consegnato alla coppia nel giorno delle nozze, in due esemplari. Questi vengono appesi nell’abitazione e sono una sorta di termometro di quello che accade. Quando uno degli sposi fa un torto, l’altro sposta una cordicella (in realtà ci sono cinque giorni all’anno, corrispondenti alle feste del villaggio, in cui è possibile comportarsi “male” senza che i cerchi di tessuto vengano toccati). matrimonio
Ogni anno i testimoni si recano in casa degli sposi e chiedono di vedere le cordicelle. Se una donna ha tutte le cordicelle al posto originario, viene gratificata di grandi onori, e per tutto l’anno viene considerata una delle guide spirituali del villaggio, e lo stesso accadeall’uomo. Se invece le cordicelle fuori posto sono diverse, il partner responsabile viene ripreso e i testimoni cercano di ragionare con lui o con lei molto seriamente, e possono anche arrivare a comminare delle pene.
Statisticamente, comunque, separazioni e divorzi non sono frequenti: merito di un sistema molto libero che non scoraggia i rapporti prematrimoniali e che anzi spinge i giovani a conoscersi in modo sempre più approfondito, sotto tutti gli aspetti, prima di prendere una decisione che poi dovrà durare idealmente per tutta la vita.
In quest’ottica libertaria è anche interessante vedere l’uso dei copricapi: ne esiste uno apposta per le vergini, che poi le ragazze si tolgono, senza alcun imbarazzo, subito dopo aver fatto l’amore per la prima volta, segnalando così a tutto il villaggio la propria mutata condizione.

Disegni di Nazka

La verdeggiante valle di Nazca, a sud della penisola di Paracas, che interrompe la nuda povertà del deserto, è la culla di una delle più importanti civiltà preincaiche che è stata intenzionalmente dimenticata dagli Inca.
Attualmente questa regione culturale è un po’ meno misteriosa, in quanto gli archeologi ne stanno rilevando molti aspetti. Sono stati infatti ritrovati ottimi lavori di tessitura ed eccellenti ceramiche, ma il massimo mistero è rappresentato dai celeberrimi disegni di Nazca. Un’immensa rete di linee, una riunione fantastica di rettangoli e di quadrati che sono stati impressi nei territori sabbiosi e desolati. Vi sono anche uccelli, ragni e balene di enormi dimensioni.
Queste linee, alcune delle quali si allungano per diverse miglia, sono rimaste in buono stato di conservazione, dimostrando che questa terra è stata, come lo è ora, un deserto perennemente arido. Questi disegni hanno all’incirca 1500 anni. Potrebbero essere osservazioni sul calendario oppure “alberi” appartenenti alla simbologia genealogica. Al termine di una delle linee un archeologo americano scoprì una piattaforma lignea di osservazione che le prove al carbonio 14 hanno datato intorno al 500 d.C. Questi disegni incominciano ad apparire prima nella valle di Pisco, ma per lo più sono concentrati nelle cinque valli di Nazca.
Gli Inca dimostrarono disprezzo assoluto per queste linee e gli ingegneri incaici, dalla mentalità pratica, le fecero attraversare direttamente dalla loro strada costiera larga 24 piedi costruita intorno al 1400 d.C. Recentemente ufologi e appassionati di misteri, constatando che queste linee formano disegni che possono essere visti in modo completo solo da molti chilometri di altezza, instillano il dubbio che siano opera di entità extraterrestri. Le recenti mutazioni climatiche stanno mettendo a repentaglio la conservazione di queste importanti e ancora misteriose testimonianze di culture preesistenti a quella Inca.

testo liberamente tratto dal libro: L'impero degli Inca di Von Hagen, edizioni Newton